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venerdì 15 ottobre 2010

Once and for all Cambridge

Ormai sono passate due settimane dal nostro rientro in Italia: il tempo di riadattarci, di mangiare tutto quello che ci era terribilmente mancato, di riordinare gli appunti inglesi ed eccoci qua, pronte a stilare quella che non vuole essere assolutamente una guida esaustiva, ma vuole essere una piccola guida iniziale per chi approda a Cambridge, per chi nelle prime settimane ha bisogno di alcuni punti fissi "alimentari". Ovviamente se qualcuno sapesse altri posti, saremo ben felici di allargare la guida!
Prima di tutto alcuni piccoli consigli: Cambridge non è Londra, ma essendo molto famosa molti sono portati a credere che anch'essa sia multiculturale e ricca di stimoli come la capitale: sbagliato. Cambridge è una piccola cittadina molto british che ha nulla o poco a che fare con Londra e che offre molto poco. Solo per fare un esempio i negozi chiudono dalle 16:30 alla 17:00. Stop. 
Cambridge, quindi, non assomiglia per nulla ad un modello di città-universitaria italiana ma è semplicemente una tranquilla cittadina residenziale che ospita una famosissima università, la quale ospita moltissimi studenti che studiano moltissimo. Insomma ci siamo capiti:-) 
Proprio per questo, consiglio caldamente di portarsi da casa l'olio e il parmigiano, il primo introvabile ed entrambi venduti ad un prezzo proibitivo. Noi abbiamo travasato l'olio in bottigliette di plastica che abbiamo poi messo in valigia avvolte nei vestiti e direi che è il metodo migliore. Per quanto riguarda la pasta invece il discorso è diverso, si trova anche lì e spesso anche delle marche più famose. 
Ecco quindi l'elenco dei posti a cui fare riferimento per le vostre provviste:


- pane: il pane in Inghilterra è il pane in cassetta e per trovare qualcosa di più decente a                    
           Cambridge ci sono due posti: il primo è un banchetto all'interno del Grande Arcade 
           (o Lyon Yard), lo riconoscerete dalle splendide baguette e dai pains du campagne 
           che fanno bella mostra di sè in mezzo a mieli e senapi francesi. I panettieri sono 
           francesi e i loro prodotti sono ottimi (consigliatissimo anche per voglie improvvise       
           di dolcetti fatti a regola d'arte:-). 
           Il secondo posto è invece un banco al mercato in Sydney Street che è aperto              
           solo la domenica e che offre una vastissima scelta di pani.


- frutta e verdura:  ecco per quanto riguarda frutta e verdura, evitate le catene di
                             supermercati (che fanno arrivare f&v congelata dall'Africa o dal         
                             Sud America) e dirigetevi anche questa volta al mercato di Sydney
                             Street, i banchi sono gli stessi durante la settimana mentre cambiano
                             la domenica. Troverete simpatici agricoltori che portano
                             quotidianamente i loro prodotti in centro a Cambridge, che vi
                             serviranno in graziosi cestini di vimini.


- riso e cereali, prodotti bio in generale: Negozio Revital, 5 Bridge Street. Bel negozio,
                                                             molto rifornito, vende anche farmaci 
                                                             omeopatici.


- ristoranti: ammettiamo di aver girato e provato veramente poco in fatto eating out, in
                  quanto di ristoranti di qualità a prezzi abbordabili non ne abbiamo trovati;
                  l'unico che vale la pena di menzionare è il Rainbow Cafè: simpatico  
                  ristorantino vegetariano di fronte al King's College, certo la qualità non è
                  minimamente paragonabile a quella di un localino veg italiano, però come si       
                  dice "piuttosto che niente, meglio piuttosto". Il menù prevede diversi primi a
                  base di cuscus e cereali integrali con verdure (porzioni abbondanti) e alcuni
                  buoni dolci anche per celiaci.


- tea room: avete voglia di un buon the inglese? bevuto in una tipica british tea room?
                  ecco qua il posto giusto, con tanto di pura moquette verde inglese e di
                  cameriere vestite di nero e bianco con cuffietta. 
                  Il posto si chiama Aunties tea shop e offre fette di torta e scones home made
                  da accompagnare alla bollente bevanda. Posto carino, quasi surreale per molti
                  aspetti ma sicuramente adatto per un tuffo nella cultura inglese.


- voglia di etnico?: comprensibile. soprattutto per chi pensa che l'unico lato gastronomico
                            positivo di un soggiorno in uk, sia quello di provare molte cucine
                            diverse. Cambridge, ovviamente, non offre la scelta/qualità di Londra,
                            ma ospita uno dei numerosissimi Wagamama onnipresenti sul territorio
                            inglese. Cos'è? Niente di meno che una catena di cibo orientale (in
                            genere eseguito decentemente), ha lo straordinario pregio di essere
                            un posto sostanzialmente carino e molto pulito. Insomma non
                            ci andrei tutti i giorni ma in ogni caso è da tenere in considerazione:
                            pulito, cibo decente e pure anche veg. In uk, non sono cose che si 
                            trovano tutti i giorni! 


- voglia di cocktail?: ok della birra non ne volete più sapere, ormai la odiate e
                              uccidereste per un mojito. La soluzione si chiama semplicemente
                              Baroosh bar, gran bel locale dove si servono cocktail, vini e birre in
                             un contesto più elegante e più bello dei normali pub inglesi (di cui 
                             per inciso non sono una fan). 
                            


Questo è tutto quanto abbiamo trovato in un mese a Cambridge, sicuramente ci sarebbe molto altro da menzionare, così aspettiamo le vostre ulteriori segnalazioni!
                           

giovedì 30 settembre 2010

Cucina italiana all'estero: come esportare il falso

Ultime riflessioni gastro-inglesi, che da quando siamo tornate scorrono a fiumi nelle nostre telefonate. Dopo lo pseudo mercatino biologico e la ricerca giornaliera di frutta e verdura dal sapore decente, negli ultimi giorni cambridgesi siamo anche incappate in un posto che (a peso d'oro) vendeva prodotti italiani molto buoni e che in caso di attacco di panico/nostalgia dovuto da astinenza da pasta, parmigiano, mozzarella, passata, possono essere fondamentali per superare tale stato. Il posto in questione si chiama Olio e Farina, che abbiamo poi scoperto essere una catena di negozi liguri specializzata in vendita, all'estero, del meglio della produzione gastronomica italiana. Il posto a Cambridge è situato all'interno del Grande Arcade (o Lyone Yard, non ho ancora esattamente capito dove iniziasse uno e finisse l'altro!) ed è gestito da due ragazzi italiani molto simpatici, con cui abbiamo chiacchierato su Cambridge e sulla loro nuova vita lì. Olio e Farina è una catena (parola che a molti fa storcere il naso, anche a noi in genere, lo ammettiamo:-) di cibo italiano ma, differenza macroscopica rispetto alle altre catene, esporta all'estero solo il meglio della nostra produzione, facendo un controllo della qualità piuttosto severo, cosa che, dobbiamo essere sinceri, non succede praticamente mai quando uniamo le parole catena+cucina italiana. Infatti una delle cose che anno dopo anno mi fa sempre più colpo è il proliferare di posti (e aggiungo ancora la parola catena) che spacciano per cucina italiana quello che di italiano non ha nemmeno il nome (vedesi gli spaghetti con il sugo alla bolognese, nome sconosciuto agli abitanti del Bel Paese) e che così facendo, arrecano un incommensurabile danno alla nostra cucina. Esportare un'idea della nostra cucina (ed anche un gusto) così diverso da quello che in realtà è, ci espone infatti al rischio di vedercela contraffare con ancora più facilità, perchè, sostanzialmente si creano due cucine italiane parallele: una originale e una ad uso e costumo di un pubblico che ritiene normale usare il ketchup nelle lasagne "perchè così mi hanno detto di fare in quel locale là all'angolo". A tutto questo, chi di competenza (mi stò riferendo al Ministro delle Politiche Agrarie e Forestali e a quello del Turismo) dovrebbe lavorare giorno e notte per assicurare che la nostra immagine gastronomica all'estero non sia sistematicamente storpiata e abbruttita nel nome del profitto, ma invece tutelata in tutti i modi possibili, nel nome di quello che, secondo me, sarà uno dei pochi settori che ci salverà da una crisi economica che cambierà profondamente la vocazione dell'Italia: da paese con una forte industria manufatturiera diventeremo un paese di servizi, di turismo, ad uso e consumo di turisti asiatici sempre più numerosi, che arriveranno in massa a fotografare qualsiasi particolare che glia dia l'idea del "tipico italiano". E allora noi cosa facciamo? Davanti ad una opportunità simile vendiamo la nostra tipicità in nome del vero (e questo è veramente tipico) fancazzismo all'italiana? Perchè cose da fare secondo me ce ne sarebbero molte, e molte ancora si potrebbero copiare dai nostri amati-odiati cugini francesi, che però, guarda caso, di catene che spacciano cibo e prodotti francesi falsi non ne hanno neanche una e non ne permetterebbero mai. Loro, forse, il Mc French non l'avrebbero permesso, loro appunto.

mercoledì 15 settembre 2010

Tra supermarcati terribili e farmer market desolati

Sono passati diversi giorni da quando abbiamo scritto l'ultima volta e sì in effetti non siamo proprio loquaci, ma, e aggiungo un bel ma, non abbiamo tempo per esserlo! La mattina siamo a scuola tutto il tempo (la scuola si chiama Bell ed è veramente ottima), il pomeriggio pure e finita la scuola abbiamo i compiti da fare e dopo i compiti bisogna preparare la cena e dopo la cena....moriamo in camera a vedere un film (anche questo in inglese). Ergo, il tempo è quasi nullo e quel poco che abbiamo lo usiamo per vedere meglio Cambridge (non abbiamo ancora visitato i college più famosi!) e per scovare (scusate lo slang animalesco, ma la situazione lo impone) cibo commestibile. Eh sì perchè qua i cari amici inglesi, non hanno dei supermercati normali ma delle sorte di gastronomie di infima qualità che vendono prodotti già pronti per il micro-onde, i quali sono spacciati per essere una delle cose migliori per la tua salute (sottolineano sempre sulla confezione la quantità di vitamine presenti!!!) e per il tuo portafoglio. Terribile. Per un italiano tipo (e non stiamo parlando di noi due gastronome in progress) un incubo che si materializza passo dopo passo. C'è veramente di tutto dalle lasagne very italiane 100%, al pollo al curry, ai falafel, alla pizza, allo stufato alla Guinnes, agli involtini primavera, alla zuppa di miso, ai churros.. Tutto autenticamente trash-food. Pazzesco. In ogni caso dopo una prima settimana di autentico spaesamento e terrore al pensiero di doverci piegare alla logica inglese abbiamo trovato rifugio in una specie di farmer market della domenica, che offre ai poveri stranieri e a qualche sparuto inglese illuminato dei prodotti decenti e pare addirittura biologici. Per carità niente a che vedere con il trionfo dei nostri mercati ma insomma è sempre meglio di niente (e soprattutto piuttosto che niente, meglio piuttosto). nel nostro piccolo bighellonare abbiamo però scoperto un posticino molto carino e piuttosto economico dove trovare riparo nei giorni in cui Marcy non riesce proprio a far da mangiare (la cucina del residence occuperà un post a parte, probabilmente in quelli della sezione trash): il Rainbow restaurant cafè, ovvero l'unico ristorantino completamente biologico e vegetariano della città. Il posto è molto molto allegro con un menù che spazia in ogni continente, il personale è gentilissimo, in due parole: ci piace. Ovvio se fosse in Italia probabilmente non lo avremmo nemmeno notato, ma qui con termini di paragone uguale a zero, assume una parvenza di sano e familiare che ce lo fa piacere moltissimo.
La città nel complesso è molto carina anche se, c'è da dire, è veramente piccolina; questo week end abbiamo in programma una gita a Brighton, se il tempo sarà clemente (ah ah ecco la tipica barzelletta inglese) potremmo gioire di questa famosa cittadina a renderne conto anche sul blog.
Le foto? Abbiamo una connessione in cui paghiamo a dati, quindi per il momento niente, ma appena sarà possibile vi delizieremo con qualche primo piano di rabarbari inglesi.

venerdì 3 settembre 2010

We are alive!

Scusate della prolungata assenza ma e' stata una settimana lunga e difficile e solo ora siamo riuscite a trovare un momento libero per scrievre e raccontare cosi' di comme vanno qui le cose in Great Britain. Allora procediamo con ordine, Cambridge e' veramente molto carina, un gioiellino potremmo dire, il clima per il momento ci sta' graziando (ma supponiamo non durera' ancora a lungo) e la scuola e' in effetti decisamente valida, ci fanno parlare di qualsiasi cosa (del tipo le alluvioni in Pakistan?!) e stiamo parlando con persone di ogni tipo di nazionalita'... bello, interessante, spossante. Arriviamo alla sera mezze distrutte ma non c'e' dubbio che qui ti facciano imparare l'inglese! (Ora bisognera' solo vedere se succedera' anche a noi...)
Andiamo oltre, gastronomicamente il posto non offre molto (ma dai e chi l avrebbe mai detto??!!) anzi direi che andare qui al supermercato e' un esperienza distruttiva (ma avete mai notato che in Inghilterra non esistono anziani?!) ed ogni giorno rimaniamo allibite alla vista della spesa tipo della inglese tipo.. sostanzialmente solo roba gia' fatta da mettere nel micro-onde! Per il momento noi stiamo sopravvivendo con quello che ci eravamo portate dall Italia e appena staremo finendo i viveri andremo a Londra a rifornirci.. per il momento queste sono le novita', non molte ma neanche cosi' terribili, la prima settimana scolastica e' andata ora ci aspetta un lungo week end londinese..
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